Neuroni specchio: una scoperta rivoluzionaria.

INSPIRE  - NUMERO 1 - 27 Febbraio 2021

Studiando statistica applicata allo sport, in particolare la Match Analysis, mi sono imbattuto nei Neuroni Specchio. Un atleta (es. calciatore) grazie all’attivazione di questi neuroni è in grado di anticipare e prevedere una situazione di gioco di mezzo secondo.

Ma cosa sono questi Neuroni Specchio?

Negli anni ’90 un team di scienziati del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Parma, guidati dal dottor Giacomo Rizzolatti fece casualmente una delle scoperte più rivoluzionarie nell’ambito delle neuroscienze. Durante una ricerca che prevedeva il monitoraggio dell’attivazione delle aree del cervello di un macaco al compiere di determinate azioni (in questo caso afferrare una nocciolina) si è verificato un episodio inaspettato. Un ricercatore prese distrattamente una nocciolina da un cestino: utilizzando specifiche strumentazioni, si è visto che le cellule della scimmia sottoposte a misurazione si attivavano come se fosse stata lei stessa a compiere l’azione. Da questo episodio si è scoperto che i neuroni che si attivano in determinate aree del cervello quando compiamo un’azione, si attivano anche quando semplicemente osserviamo un’altra persona compiere la stessa azione. Questo tipo di attivazione cerebrale è come una rappresentazione mentale dell’azione compiuta da un altro che genera una sorta di pre-apprendimento dell’azione stessa. Il termine “neuroni specchio” deriva dal fatto che queste cellule si attivano “riflettendo” le azioni degli altri. Lo studio del funzionamento dei neuroni specchio permette di comprendere come avviene l’apprendimento per imitazione potendolo applicare anche in ambito sportivo. Infatti, ad esempio nel basket, ha permesso di comprendere in che modo è possibile anticipare l’azione dell’avversario, ovvero leggerne il movimento rendendo possibile una reazione anticipata. L’atleta eseguendo più volte la stessa azione (esperienza motoria) avrà una maggiore capacità di prevedere il movimento.

Da studi effettuati si è scoperto che il sistema neurale può reagire in modo differente se chi lo osserva è in grado di compiere il movimento osservato, per questo motivo si consiglia all’atleta di continuare ad allenarsi mentalmente anche in caso di sospensione dell’attività sportiva, ad esempio in caso di infortunio. Questo tipo di allenamento, osservando atleti compiere efficacemente le azioni sportive, equivale a creare una rete di connessioni neuronali che permette i nostri atti motori ed una performance di alta qualità. Alcuni programmi di allenamento prevedono infatti un’alternanza tra training motorio, quindi osservazione delle azioni e studio degli schemi, ed un programma individuale di visualizzazione del movimento.

La ripetizione di sequenze di allenamento, permette di stimolare la capacità del sistema nervoso di adattare la propria struttura in risposta ad una varietà di fattori e di stimoli interni o esterni (neuroplasticità) mediante l’attivazione di processi neuronali che creano un nuovo schema mentale, consentendo inoltre di riprodurre il movimento sempre più facilmente e con maggiore velocità.

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